Grande partecipazione per la riapertura del Mast in piazza Ospitalieri, il nuovo museo diffuso di Altopascio, che restituisce alla cittadinanza e ai turisti un patrimonio rimasto a lungo chiuso.
Inaugurato oggi, 10 ottobre 2026, il Mast – Museo di Altopascio Spedale del Tau, con un nuovo percorso museale che mette in relazione i recuperati silos del grano, gli spazi dell’antico Spedale, la collezione archeologica del Loggiato Mediceo e il centro storico della cittadina sulla via Francigena.
Il taglio del nastro, accompagnato dall’inno nazionale eseguito dal Corpo musicale Giuliano Zei di Altopascio, ha concluso una mattinata molto partecipata, con cittadini, associazioni, tecnici, studiosi e numerosi rappresentanti delle istituzioni. Tra questi anche le assessore di Porcari Madalina Elena Golea ed Eleonora Lamandini e l’assessora di Capannori Claudia Berti.

Il cuore dell’intervento è la riapertura dell’area dei silos del grano, nel ventre delle mura castellane: un ambiente che conserva le tracce delle diverse fasi della storia di Altopascio, dal castello medievale alla loggia cinquecentesca fino alle 25 buche da grano realizzate in muratura alla fine del Settecento. Gli scavi archeologici sono oggi leggibili attraverso pavimentazioni in vetro e un allestimento pensato per dialogare con l’architettura senza sovrapporsi ad essa.

“Oggi è un giorno importante non soltanto per chi è qui – ha detto la sindaca Sara D’Ambrosio – perché dopo tanti anni siamo riusciti a riconsegnare alla comunità un patrimonio collettivo. Ed è uno degli scopi più importanti che un’amministrazione comunale debba porsi”. Un percorso che, ha ricordato la sindaca, parte da lontano e si lega al progetto più ampio di riqualificazione e rivitalizzazione del centro storico: “Non si trattava soltanto di intervenire sulle piazze e sugli spazi, ma di ricostruire negli altopascesi l’amore per la propria storia e per le proprie radici”.

Il Mast nasce infatti come museo che supera i confini delle proprie sale. Videoproiezioni, strumenti interattivi, pannelli bilingue, realtà virtuale, web app e totem disseminati nel centro storico consentono di seguire un racconto che parte dall’ospitalità medievale, dalla Via Francigena e dai Cavalieri del Tau e arriva alla storia del pane, dei granai e del lavoro della terra. Il progetto è stato sostenuto dalla Regione Toscana e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, con gli allestimenti multimediali realizzati da Ett Spa – Gruppo Deda.
Per l’assessore alla cultura Alessio Minicozzi il punto centrale è proprio la dimensione collettiva del progetto: “La cultura si fa insieme. Non è un orpello per pochi: si costruisce condividendo e creando relazioni. Questo museo non è dell’amministrazione comunale, è dei cittadini di Altopascio”. E il legame con l’identità locale passa inevitabilmente dall’ospitalità: “È un tratto distintivo che la storia ci ha consegnato. Mast significa Museo di Altopascio Spedale del Tau proprio perché Francigena e ospitalità sono due elementi inseparabili”.

A sottolineare il valore dell’operazione anche il consigliere regionale Mario Puppa: “Interventi come questo costruiscono identità e memoria comune e consegnano soprattutto alle nuove generazioni una fonte di ispirazione”, ha detto, soffermandosi anche sull’uso della multimedialità per rendere accessibile e immediata la conoscenza del territorio.

Il consigliere provinciale Patrizio Andreuccetti ha invece richiamato il rapporto fra memoria e futuro: “Valorizzare una comunità significa saperne valorizzare l’anima e niente lo fa più della storia. Il passato non deve essere un legame che guarda soltanto a ciò che è stato, ma qualcosa che ci proietta nel futuro”. Andreuccetti ha inoltre evidenziato il crescente rapporto di Altopascio con il resto della Piana e della provincia e la capacità del centro storico di diventare sempre più attrattivo.
Per Enrico Fontana, intervenuto per la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il nuovo museo tiene insieme cultura, dimensione sociale e sviluppo economico: “È un progetto moderno, che sostiene la comunità e può contribuire anche all’offerta legata ai flussi turistici e al turismo lento. Luoghi piccoli, quando sono messi in rete, diventano forti”. Un concetto legato anche al sostegno che la Fondazione assicura al Sistema museale provinciale.

Sul ruolo della Francigena si è soffermato Alessio Spinelli, ex sindaco di Fucecchio, consigliere politico del presidente Eugenio Giani e vicepresidente dell’Associazione europea delle Vie Francigene: “La Francigena non è semplicemente una strada, è una storia che attraversa nazioni, lingue e comunità diverse. È un percorso profondamente inclusivo”. E sul nuovo Mast ha detto: “Inaugurare un museo oggi non significa inaugurare qualcosa di statico o noioso: questo è un museo moderno, multimediale, che parte dalla storia per proiettarci nel futuro”.

Una filosofia che ha guidato anche il lavoro di Ett. Francesca Romana Conti ha spiegato come la tecnologia sia stata utilizzata non per creare un semplice effetto spettacolare, ma “per rendere la memoria nuovamente incontrabile”. “L’innovazione funziona quando incontra un contenuto umano autentico e quando non allontana le persone dai luoghi, ma le aiuta a guardarli con occhi diversi. L’augurio è che Mast non sia soltanto un museo da visitare, ma un luogo da vivere”, ha detto.

Accanto all’innovazione rimane centrale il lavoro archeologico svolto in quasi quarant’anni. Giuseppe Dal Canto, protagonista insieme al gruppo archeologico delle prime campagne di studio e delle prime esposizioni, ha ricordato il valore anche affettivo degli spazi oggi recuperati. Proprio nella sala dei silos nacque infatti, nel 1990, la prima raccolta storica altopascese. “Per noi quella sala ha un grande valore: fu per nove anni la sede della prima raccolta e del primo piccolo museo”, ha ricordato. Nel vicino Loggiato è stata inoltre allestita una piccola esposizione fotografica dedicata agli scavi, alle prime mostre e al lungo lavoro di ricerca.

Il progetto architettonico ha cercato di lasciare leggibili tutte queste stratificazioni. Luca Battaglini ha parlato di “un’architettura al servizio del bene”, capace di introdurre un linguaggio contemporaneo senza imporsi sull’ambiente storico. Il collega Lucas Frediani ha ricondotto invece il risultato attuale al lavoro iniziato negli anni Novanta: “Oggi vediamo finalmente fiorire qualcosa che era sempre stato qui, ma al quale per molti anni non era stata data la giusta importanza”.

Sul versante scientifico, l’archeologa Rossella Megaro ha ricordato il lavoro di studio e catalogazione dei materiali, in parte mai affrontato in modo sistematico: “È stata una sfida sotto molti punti di vista. Lo studio dei reperti ha portato risultati importanti e il catalogo servirà non soltanto ai visitatori, ma anche alla comunità scientifica”.

Il nuovo percorso comprende anche il Loggiato Mediceo, dove la raccolta archeologica è stata ripensata e affiancata da esperienze interattive: un ricettario digitale dedicato all’alimentazione dei pellegrini e il cortometraggio immersivo a 360 gradi Nel segno del Tau. Cavalieri e Pellegrini nell’Altopascio medievale.
Dopo gli interventi istituzionali, il taglio del nastro sulle note dell’inno di Mameli ha aperto ufficialmente le porte del Mast ai tanti cittadini presenti. La mattinata si è quindi conclusa con il buffet curato dalla cooperativa sociale di tipo B InSuperAbili di Altopascio, realtà nata per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e che proprio quest’anno ha dato vita al biscottificio sociale InSuperAbili – Dolci senza limiti. Un progetto che trasforma inclusione e autonomia in lavoro concreto e che ha aggiunto alla giornata un ulteriore elemento di comunità.

Un epilogo coerente con lo spirito dell’inaugurazione del Mast di Altopascio, ovvero: il ritorno alla piena fruizione di un luogo vivo, capace di tenere insieme storia, cultura, accoglienza e partecipazione.












